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ORIGINI DEL BORZOI


Le origini del Levriero Russo, denominato anche Borzoi (cioè "cane veloce"), sono piuttosto controverse.
Alcuni, infatti, affermano che questa razza discenda da Pastori Russi a pelo lungo, incrociati con levrieri dell'antico Egitto (arrivati non si sa come nelle pianure Eurasiatiche), mentre altri sostengono che il diretto progenitore della razza sia il Levriero Tartaro, detto di Kazan, ormai estinto.
Pubblicisti dell' XI secolo, sia francesi che tedeschi, riferiscono che quando Anna di Russia, figlia di Jaroslaw Granduca di Kiev, si recò in Francia per convolare a nozze con Enrico I di Francia nel 1051, portò con se tre cani: uno bianco, uno nero, uno rosso.
Molto più sicura, invece, l'informazione proveniente da un messale russo del sec. XVI, in una miniatura del quale appaiono cani che hanno già le caratteristiche salienti del Borzoi: testa sottile, piccole orecchie dritte, code a forma di falce, pelo ondulato. Nella miniatura, i cani accompagnano il pellegrinaggio del Granduca Wassilij lvanowitsch (1503-1533), padre di lvan il Terribile, primo Zar di Russia e potremmo definirli simil Borzoi.
L'esistenza di levrieri con queste caratteristiche avrebbe un'ulteriore conferma in altre due notizie di quel periodo: nel 1519 Re Cristian di Danimarca avrebbe regalato tre Borzoi a Francesco I°, Re di Francia; e lo Zar Ivan il Terribile (1533-1584) avrebbe mantenuto un "cortile principesco di cani maschi" a Luzinsk, nelle vicinanze di Mosca.
Caccia al lupo
Sempre nel XVI secolo i notabili tartari, esiliati da Ivan il Terribile (ancora lui!) nelle regioni dell'Alto Volga, avrebbero incrociato i loro levrieri d'Asia con cani tipici della zona per ottenere soggetti più robusti, adatti anche alla caccia dei lupi e, dopo ulteriori selezioni, avrebbero dato origine al "Psovaya Borzaya" (psovaya = pelo lungo).

Il grande interesse per il Borzoi prosegue in Russia al seguito della corte imperiale e della nobiltà terriera russa, dove la caccia costituisce uno status symbol. Nel XIX secolo il "Borzoi" è già in sintesi definito, ma con caratteristiche sulle quali i vari allevatori non riescono ancora a trovare punti di accordo: chi vorrebbe far prevalere una caratteristica, chi un'altra. Tutto ciò rende difficile definire uno standard unificato sempre più richiesto per il grande e crescente interesse suscitato da questa razza.
Diventa determinante, nella seconda metà del secolo, l'allevamento "Pershinskaya ohhota" che il Granduca Nikolaj Nikolaevic fonda nella tenuta di caccia di "Perchino", nel distretto di Tula. Qui l'allevamento del Borzoi diventa funzionale alle grandi cacce che la corte con i suoi ospiti vi tiene. La selezione che il Granduca cura personalmente, è fondamentale per individuare le caratteristiche sulle quali verrà poi stabilito lo standard. Da questo momento, il nome di "Perchino" si lega indissolubilmente alla nostra razza.
Sull'allevamento di Perchino si hanno dati che spiegano l'importanza della tenuta, acquistata dal Granduca nel 1887: Inizialmente il canile conteneva 60 Borzoi, ma ben presto il numero salì a più di 100. La struttura comprendeva box fissi per i cani, addirittura riscaldati quelli per femmine e cuccioli, con ampi spazi attorno perché i cani avessero disponibilità di movimento, fondamentale per la loro crescita. Non mancava nemmeno un "ospizio", con adeguati spazi e personale specializzato, per cani invalidi e anziani.
Sono state le caratteristiche fisiche, la naturale velocità, che hanno fatto del Borzoi un cane da caccia da corsa, ma anche la selezione e l'addestramento, al quale fu sottoposto dagli allevatori russi, concorsero a renderlo cacciatore, in particolare del lupo, facendo risaltare così le sue grandi doti di coraggio.
Considerato "cane simbolo dell'aristocrazia" in Russia, il Borzoi rimase a lungo confinato nei territori dell'Est, fino a quando, verso la metà dell'800, la corte degli Zar ne regalò una coppia alla regina Vittoria. La razza ottenne un successo clamoroso in Inghilterra e ben presto si diffuse in tutta Europa. Il levriero russo venne esposto al Crystal Palace di Londra nel 1871, mentre arrivò per la prima volta negli Stati Uniti nel 1891. Dalla fine del XIX secolo, il Borzoi è presente nei più grandi ed importanti allevamenti dell'Europa e dell'America.
Le doti intrinseche di bonarietà ne hanno fatto un animale da compagnia molto apprezzato. Uno dei suoi più noti estimatori era Gabriele D'Annunzio. Il poeta possedeva molti cani, ma di poche razze: un cocker spaniel (TeliTeli, il preferito), alcuni greyhound e, appunto, vari Borzoi che prediligeva per la bellezza e la fedeltà, tanto che in una banderuola sovrastante il canile, fece scrivere, accanto alla sagoma di un levriero bianco, la parola "fidelitas".
Durante la Rivoluzione del 1917, centinaia di Borzoi furono sterminati dai rivoluzionari proprio perché considerati simbolo dell'aristocrazia e di conseguenza della tirannia.
A stento, il Borzoi sopravvisse insieme alle altre varianti a pelo corto (Hortaya Borzaya) nella campagna russa; purtroppo con grave pregiudizio per la qualità e stabilità della razza, in quanto i soggetti che venivano dati ai contadini erano quelli meno riusciti; solo alla fine degli anni '40, in seguito all'interessamento del soldato Constantin Esmont, il governo sovietico capì che il Borzoi era una "risorsa" che andava preservata e che per far questo occorreva ristabilire un serio controllo sulla razza.
Tuttora però, i soggetti provenienti dalla loro terra d'origine, non sono da considerarsi come i più rispondenti alla standard della razza.
Per fortuna, prima della Rivoluzione, esemplari del Borzoi erano stati esportati in Inghilterra, Scandinavia, Europa Occidentale ed America, in numero sufficiente a garantire lo sviluppo e la stabilizzazione della razza fuori del suo paese natio.


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